SPIRITO DI ASSISI

Scritto da carmina

“Il trovarsi insieme per pregare è di per sè un invito oggi al mondo a diventare consapevole che esiste un’altra dimensione della pace e un altro modo di  promuoverla […]noi siamo qui perchè siamo sicuri che c’è bisogno di preghiera intesa e umile, di preghiera fiduciosa, se si vuole che il mondo diventi finalmente un luogo di pace vera e permanente”con questo brano di Giovanni Paolo II per la giornata mondiale della pace del 1986 inizia lo Spirito di Assisi. La pace, tema di questa giornata, è un dono non solo da invocare e custodire,ma soprattutto da costruire insieme. Con la preghiera dobbiamo riuscire a far conoscere agli altri la nostra pace, sul cammino di padre Francesco, un cammino lungo otto secoli che ricollega il “Nostro Sole” a papa Giovanni Paolo II, che ha scelto Assisi, simbolo per il dialogo di pace e l’incontro tra i popoli, per far sì che la testimonianza di San Francesco sia resa da noi attiva e credibile.”Il signore vi dia pace”, era questo il saluto di Francesco, a chiunque incontrasse; un saluto che deve essere la base dell’insegnamento francescano, che nella sua semplicità viene pienamente rispecchiato. Ma che cos’è la pace? Parlando in questo modo può sembrare che la pace sia un qualcosa che riguardi grandi ambiti o particolari situazioni, un qualcosa, insomma, che sia esterno a noi o alla nostra quotidianità, ma l’umile saluto di Francesco ci fa capire che la pace è ciò che deve essere in tutto quel che facciamo, parte delle nostre azioni, non possiamo permettere che la pace ci circondi, ma essere parte integrante è viva di essa. Per riuscire in questo bisogna costruirla. Essa non sempre ci viene offerta da tutti,dobbiamo esserne noi portatori: questa deve essere la nostra capacità  di edificarla; quindi  la pace non va intesa solamente come un nostro rapportarci agli altri e al mondo, ma qualcosa che deve esistere già nel nostro intimo. Ma quando riusciamo a farlo? Quando al posto del “no” mettiamo “si”, al posto del “rancore” il “il perdono”,al posto della “morte” mettiamo la “vita”, quando al posto dell’ “Io” mettiamo “Dio”;cosi possiamo riuscirci ; non costruisco la pace quando non perdono, quando, non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offeso o credo di aver ragione,quando rispondo non ho tempo, quando chiudo la porta del cuore, quando non mi metto in ginocchio per invocarla, per ottenerla, per viverla; tutte quelle volte che faccio l’opposto di ciò che dovrei fare per costruirla; perché la pace è dono da ricevere ma soprattutto da offrire. Io ammiro tutti coloro che sanno trovare, donare,creare pace anche in quei cuori che ammalati in momenti bui, la cercano, la rifiutano, cuori che “non riescono a darsi pace”; li ammiro sperando un giorno di poter essere per qualcuno di importante anche io speranza di pace, perché loro sono coloro che sanno volare alto, lontano dallo stormo, sempre più vicini alla perfezione; capaci di sostituire l’Io a Dio, coloro che fanno si che lo Spirito di Assisi continui a vivere.

 

Preghiera per la pace

 

Beati i pacifici che saranno chiamati figli di Dio.

Io dico a voi udite,

amate i vostri nemici,

fate del bene a coloro che vi odiano,

benedite coloro che vi maledicono,

pregate per coloro che vi molestano.

Se qualcuno vi percuote su una guancia,

porgetegli anche l’altra,

e a coloro che vi rubano il mantello,

non vietate di prendere anche la tonaca.

Date a chiunque vi chieda,

e se qualcuno vi toglie il vostro,

non ridomandateglielo.

E ciò che volete gli altri vi facciano

Fatelo anche a loro.

 

“Ti do la pace perché la voglio” vorrei dedicare questo articolo a delle persone a me molto care in particolare coloro che sono “sul primo livello energetico”; grazie di quest’anno insieme, grazie dei vostri piccoli e grandi gesti. Spero che quest’oggi sia un altro di quei momenti indimenticabili che vivo con voi, “senza fiato”. Il legame che ci stinge mi fa capire sempre più il vostro inestimabile valore vi ammiro, vi ringrazio e vi amerò sempre per il solo fatto che esiste e che siete con me-che credete che non lo so che sono pesante da sopportare- possa essere questo mio gesto un augurio di pace. Mi è difficile immaginare una vita senza voi.

 

Gennaro Mazzuoccolo e Luigi Pollastro

V.I.P.S: (a) vogl’ ì purtà speranz’!!!

Scritto da carmina

La voglia di portare speranza in un mondo che ne ha sempre più bisogno. Portarla in modo semplice, con allegria e spontaneità. Questo il desiderio dei Giovani Francescani di Montesarchio nel mettere in scena “V.I.P.S: (a) vogl’ ì purtà speranz’!!!”. Dopo il successo della prima rappresentazione, lo spettacolo è stato riproposto, in versione “estiva”, lo scorso 5 settembre, inserito nel programma della manifestazione Giorni al Borgo organizzata dalla pro-loco di Montesarchio. Questo il senso e il motivo dello spettacolo: la testimonianza di come si può vivere la propria giovinezza “fuori dagli schemi” che la società ha costruito per noi, impadronirsi della propria vita e renderla dono. Eliminare i pregiudizi che creano divisione e sentirsi un’unica, immensa famiglia. Questo il messaggio che la Gi.fra. di Montesarchio ha desiderato portare nella propria cittadina, attraverso le parole, le musiche e i balli di uno spettacolo ideato, scritto e interpretato dai propri giovani. Le vicissitudini di due buffi aspiranti V.I.P. (Very Important Person), delusi dal non ricevere dal mondo il riconoscimento del proprio successo, convinti che quest’ultimo debba derivare dal proprio smisurato potere di acquisto e dalla propria liberalità nel goderne. Lo stupore nell’incontrare una realtà opposta, in cui l’impegno, il tempo e le capacità di ciascuno sono spesi per donare, e non per ottenere. La cordialità della simpatica domestica dai caratteri e dall’accento orientali, in grado di riconciliare ciò che sembrava così distante. L’allegria dei giovani, in grado di coinvolgere e di conquistare. E così la parola V.I.P.s acquista un significato nuovo. Ciò che è veramente importante è altro: a vogl’ ì purtà speranz’. Parole e musica si sono intrecciate in uno spettacolo che non voleva essere una predica, ma un messaggio di speranza… e un’occasione per fare qualche risata! Perché alla chiusura del sipario ciascuno si alzasse dal proprio posto con il sorriso in volto e qualche pensiero nuovo nella mente…

Elena De Marco

 

 

TWO is megl che ONE

Scritto da carmina

 CAMPO ZONALE ADOLESCENTI : Arpaia 9-11 Agosto ‘08

Grande era il desiderio di offrire, ai nostri adolescenti, un’esperienza estiva, se pur breve, che potesse “riempire” le estati del loro cammino senza “Adolescenti ad Assisi”. Così è nato il primo esperimento di campo adolescenti che, ha visto come protagonisti, i ragazzi delle fraternità di Montesarchio ed Airola. “TWO IS MEGL’ CHE ONE”: questo lo slogan di tre giorni di piena e pura condivisione fraterna, vissuta nella nascente comunità di accoglienza di Arpaia. Ebbene sì, questa avventura ha visto come punto focale: il vivere in Fraternità. Proprio come per Francesco e i suoi frati, abbiamo cercato di basare la nostra condivisione su 10 regole di vita comune che garantissero l’attenzione, il rispetto, il lavorare spalla a spalla, segni di quel AMORE donato e posto nelle nostre mani. La prima giornata ha preso il via con il rito del mandato, dopo il quale i nostri protagonisti si sono visti alle prese con la cura della “CASA” che ci ha accolto:“inviati a due a due” per cominciare a rendere forte l’eco dello slogan del campo. I più fortunati ai fornelli, i più sfortunati ai bagni… i più entusiasti (a tratti disperati) quelli cui è stato affidato il budget economico, limitato, per una spesa sufficiente ai  tre giorni, nel rispetto di ECONOMIA e QUALITA’! …E dopo la crisi del “quale latte prendere???economico o con marchio di qualità???”, il primo pomeriggio è passato prima in spensieratezza con i famosi laboratori manuali della TONTI, e poi con la conoscenza del padrone di casa: Padre Vittorio Balzarano. Come post cena, invece, c’è stato il momento più caldo della giornata, quello dell’incontro con lo sguardo del Padre, attraverso gli occhi del Crocifisso di San Damiano, contemplato nella “VEGLIA SOTTO LE STELLE”! Il crocifisso ci ha messo di fronte agli interrogativi: “chi dite che io sia?chi cercate?perchè mi cercate?”, dando il via alla ricerca di quella relazione più concreta e matura con il Signore, con quel Dio che vede tutto, e non si stanca mai del nostro sguardo troppe volte sfuggente. La lettura della testimonianza di Natalia, e del suo primo incontro con il Signore ad Assisi, ha rivelato la scoperta di del piccolo pezzo di paradiso al nostro fianco, quel altro che il Signore dona come specchio del nostro fare, del nostro dire, del nostro vivere, del nostro sentire, del nostro essere! Un dono prezioso per darci la possibilità di sperimentare quel AMORE  da mettere in circolo donandoci piccoli pezzi l’uno dell’altro che, sotto quelle stelle, si sono trasformati in “ipercalorici” abbracci. Il momento centrale e di grande successo della seconda giornata è stata, senza dubbio, l’esperienza del DESERTO, guidato dalle parole della canzone di Elisa “QUALCOSA CHE NON C’E’”: l’attesa di qualcosa che non c’è che impedisce di godere di quel sole che ogni giorno sorge nella nostra vita, che ci permette di continuare a sognare, sperare! Il deserto, oltre ad essere rivelatore di “grandi segreti”, è stato in grado di liberare tensioni, timori, ansie e paure aprendo le danze di un sabato sera all’insegna di ciapa la gallina mista a tante risate, con contorno di pittura per creare, così,  quel Grande Sole, capace di spalancare anche gli occhi più pigri. L’ultimo giorno, invece, grandi preparativi per la festività di Santa Chiara, ultime cure alla casa, verifica con confronto…e per concludere Santa Messa presso il Convento delle Clarisse ad Airola. Qui i nostri adolescenti sono stati guida dell’animazione liturgica, dedicata alla nostra Madre Chiara, in presenza del nostro Padre Provinciale e del Vescovo contaminando così tutti i presenti, i giovani marciatori e ringraziando così ancora una volta il Signore che, attraverso Padre Vittorio, ci ha dato la possibilità di vivere puramente in Fraternità, perchè, ne siamo certi, Two + two + two + two + … i megl’ che one…soprattutto se riuniti nel Suo Nome. 

Bernadette D’Ambrosio

                                                                                                                  

 

 

 

“BUSSANDO ALLE PORTE DEL MIO CUORE”

Scritto da carmina

Valigie prese… entusiasmo per vivere una nuova avventura, ce l’ho…pronti, partenza, via!Le nostre animatrici ci avevano descritto “Adolescenti ad Assisi” come un’esperienza da vivere in pienezza; ci avevano per così dire “avvertiti” del fatto che era un’occasione da non perdere assolutamente.Ma, sinceramente, nessuna attesa può valere tutti gli attimi vissuti. Certo, all’inizio entrare “nello spirito di Assisi” non è stato così spontaneo e semplice, soprattutto se penso alle relazioni con gli altri ragazzi dei primi due giorni. La cosa importante in quel momento era non scoraggiarsi e, soprattutto, lasciarsi andare per poter “assorbire” ciò che di bello potevamo ricevere dagli altri.È con questa predisposizione che ho ascoltato la testimonianza di un novizio ed una clarissa.Ciò che m ha colpito in particolare sono stati gli occhi di lei mentre ci parlava di Dio. Aveva uno sguardo luminoso e… felice! Aveva trovato la felicità, quella vera, quella che ci fa sentire pieni. L’aveva trovata incontrando il Signore e mettendosi al Suo servizio e, di conseguenza, al nostro. Pensare ad un atto d’amore così grande, quale era quello di pensare a tutti noi ogni giorno, mi ha reso ancora più aperta e attenta a percepire il Bene che Lui mi vuole e che Lui vuole ad ognuno di noi. È incredibile come Dio entra in punta di piedi, dolcemente, teneramente, nella vita di tante persone!Per un momento, all’Eremo, mi è sembrato di percepire questa dolcezza. Si, è stato in quel momento che, forse per la prima volta, ho sentito di poter affidare a Lui le mie angosce, di potergli chiedere consiglio… come se stessi parlando ad un amico. Ed è in quel momento che ho avuto una gran voglia di ringraziarlo per il bene che nella mia piccola vita mi aveva già dimostrato e per le persone che avevo accanto a me !Non è semplice trascrivere le forti emozioni che ho provato: è stato qualcosa di profondo, come un’improvvisa sensazione di avere qualcosa di importante da custodire con tanta cura.Sono riuscita a sentire l’abbraccio del Signore !Questi attimi sono stati brevi ma in quegli istanti la gioia e la felicità hanno bussato le porte del mio cuore.
E chi stava bussando era Dio !La Sua vicinanza m ha permesso anche di conoscere nuove peculiarità di me stessa che, anche se non tutte positive, si sono rivelate utili per conoscere me stessa e conoscere meglio gli altri. Forse è anche per questo che ho provato una sensazione di leggerezza, di libertà dalle mie preoccupazioni, dalle mie piccole tristezze; per ritrovare la tranquillità.Adolescenti ad Assisi è stata anche e soprattutto l’occasione per conoscere meglio San Francesco e Santa Chiara. Ho provato tanta meraviglia quando sono entrata nella Porziuncola e il nostro capo animatore Ignazio ci ha parlato del dono che il fraticello aveva chiesto al Signore. Proprio quando avrebbe potuto chiedere qualunque cosa per sé, o per i suoi compagni, Francesco ha pensato a tutte le persone, ha pensato a noi ! Ha chiesto l’indulgenza plenaria per chiunque entrasse in quel luogo.Appena ho saputo di una cosa così bella, così profonda, così… generosa e amorevole, ho sentito un brivido che neanche io sono riuscita a spiegarmi.Ciò che ho pensato è stato che probabilmente in San Francesco di stata rispecchiando l’amore di Cristo: quel tipo di amore che nessuno ci può dare, perché è unico, gratuito… che può essere solo opera Sua e che si manifesta in tanti modi diversi e straordinari! Ecco eravamo in tanti lì “guidati” dai due fraticelli e tutti eravamo stati “chiamati” a vivere quell’esperienza da Lui, perché potessimo sentirlo, perché potessimo “metterci in testa” che Lui ci vuole bene, che è sempre accanto per proteggerci come se fossimo, ognuno di noi, un Suo piccolo cucciolo!. Sono tante le emozioni belle che ho provato ed ora tornata alla vita di sempre mi sento arricchita: ho in più la consapevolezza del fatto di poter contare sul Suo amore!Adesso sono pronta per proseguire il mio cammino con energia sapendo di poterne trarre da Lui ogni volta che ho bisogno. Adesso ciò che conta è conservare dentro queste emozioni e non dimenticare le emozioni vissute in quei giorni di luglio perché tutto il buono che ho trovato in questa esperienza va sfruttato, non solo per me stessa, ma anche per coloro che mi circondano.

Natalia Muratore

Sermig: un’esperienza di vita

Scritto da carmina

Stupore e gratitudine. Questi sono i sentimenti che hanno animato lo spirito di noi gifrini nella collaborazione e nella condivisione di questa esperienza formativa insieme alla fraternità del sermig. Un’oasi di preghiera, spiritualità e carità, dove la nostra esperienza iniziale è cresciuta e maturata attraverso il laboratorio d’accoglienza nel quale eravamo accompagnati dalla comunità dei religiosi, dei consacrati, dei laici e dei giovani a servizio degli ultimi. Il laboratorio ha avuto inizio attraverso “il toccare con mano” la realtà del quartiere in cui è situato l’Arsenale: un sobborgo di Torino in cui convivono persone di culture, tradizioni e religioni differenti. Durante la visita al mercato rionale ci siamo accorti che il sermig sorge in una zona dove emarginazione, intolleranza e povertà non sono solo parole: ma una realtà che ci ha spinto a riflettere. Ciò ha suscitato in noi molteplici considerazioni.La prima è scaturita proprio dal termine accoglienza che ha acquisito dopo l’esperienza una valenza diversa; in precedenza pensavamo al termine come un prestare servizio senza alcun coinvolgimento personale, ma abbiamo compreso che si tratta di tutt’altro. Accoglienza è saper riconoscere nella diversità dell’altro il suo essere speciale, non migliore o peggiore ma semplicemente “un altro”. Attraverso il contatto con bambini di varie nazionalità, ognuno con la propria storia da raccontare, siamo ritornati arricchiti di “denaro spirituale”.Ci hanno raccontato storie di persone che dopo esser passate nell’ Arsenale hanno sentito cambiare il loro animo indirizzando la loro vita verso un percorso diverso. Abbiamo discusso su quali potevano essere stati i loro stati d’animo, le loro sensazioni e i loro progetti futuri. Concludiamo con una citazione di Ernesto Olivero: “Benedico quell’ imprevisto che ha trovato casa nella mia mente, perché la mia mente l’ho offerta con tutte le mie debolezze a Dio perché ne facesse quello che voleva”. 

Carmina Migliozzi