Sermig: un’esperienza di vita
Stupore e gratitudine. Questi sono i sentimenti che hanno animato lo spirito di noi gifrini nella collaborazione e nella condivisione di questa esperienza formativa insieme alla fraternità del sermig. Un’oasi di preghiera, spiritualità e carità, dove la nostra esperienza iniziale è cresciuta e maturata attraverso il laboratorio d’accoglienza nel quale eravamo accompagnati dalla comunità dei religiosi, dei consacrati, dei laici e dei giovani a servizio degli ultimi. Il laboratorio ha avuto inizio attraverso “il toccare con mano” la realtà del quartiere in cui è situato l’Arsenale: un sobborgo di Torino in cui convivono persone di culture, tradizioni e religioni differenti. Durante la visita al mercato rionale ci siamo accorti che il sermig sorge in una zona dove emarginazione, intolleranza e povertà non sono solo parole: ma una realtà che ci ha spinto a riflettere. Ciò ha suscitato in noi molteplici considerazioni.La prima è scaturita proprio dal termine accoglienza che ha acquisito dopo l’esperienza una valenza diversa; in precedenza pensavamo al termine come un prestare servizio senza alcun coinvolgimento personale, ma abbiamo compreso che si tratta di tutt’altro. Accoglienza è saper riconoscere nella diversità dell’altro il suo essere speciale, non migliore o peggiore ma semplicemente “un altro”. Attraverso il contatto con bambini di varie nazionalità, ognuno con la propria storia da raccontare, siamo ritornati arricchiti di “denaro spirituale”.Ci hanno raccontato storie di persone che dopo esser passate nell’ Arsenale hanno sentito cambiare il loro animo indirizzando la loro vita verso un percorso diverso. Abbiamo discusso su quali potevano essere stati i loro stati d’animo, le loro sensazioni e i loro progetti futuri. Concludiamo con una citazione di Ernesto Olivero: “Benedico quell’ imprevisto che ha trovato casa nella mia mente, perché la mia mente l’ho offerta con tutte le mie debolezze a Dio perché ne facesse quello che voleva”.
Carmina Migliozzi
- 1 novembre 2008









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